Il teorema del male e la scelta nell'arbitrio
E' tanto che non scrivo qui. Le ragioni sono diverse. Probabilmente la poca voglia di comunicare con altri, di valutare maggiormente quel che dico e faccio. Ogni tanto un ripiegamento intimista credo faccia bene e sia obbligatorio.
La ragione per cui ho ricominciato a scrivere è perchè Joseph Ratzinger, dopo qualche anno di acclimatamento all'ermellino, ha iniziato ad esprimere il proprio pensiero e credo sia il dovere dell'uomo libero prendere posizione. Una nota di metodo: io apprezzo profondamente chiunque ragioni su un problema ed esprima un giudizio, ancor più quando ha il coraggio di esprimerlo motivandolo.
Quanti hanno con me familiarità sanno che le mie posizioni non sono lontane dalla chiesa cattolica e contrapposte, sono semplicemente altro. Per questa ragione, chi non ha voglia di continuare a leggere parole interlocutrici e ragionate, per favore, non prosegua. Non è necessario nè condividere nè ragionare sul mio pensiero e tantomeno discuterne.
L'ultima idea nefasta di Joseph Ratzinger è la sua analisi dell'individuo, in questo caso non come singolo, ma come l'io collettivo che fa capo all'identità sessuale. Uomo e donna, così come da principio sanciti nell'antropologia cristiana della genesi, e così invece rimessi in discussione nel superamento anche dell'ultimo limite, il proprio corpo e la propria sessualità biologica.
Non sono l'unico a pensare che il teorema della colpa originale vada superato - anche altri teologi sono concordi e probabilmente anche altri a venire lo saranno. Di cosa sto parlando? Del meraviglioso libro che fa capo alla Genesi e del principio esegetico Ratzingeriano. Nota bene, in un periodo in cui la legge sull'aborto è stata presa di mira è obbligatorio ripartire dai fondamenti dell'antropologia cristiana.
Il teorema è semplice: l'uomo è creato secondo l'essenza di Dio, che gli pone affianco una compagna. Evito volutamente di speculare sulla ragione per cui Dio avesse l'esigenza, quale perfetto e trascendente, di invece farsi imperfetto, ma da questa osservazione si può capire bene come la penso e forse questo ci potrerebbe troppo lontano. Basti il fatto che a questa domanda ho risposto cambiando religione.
Nelle poche pagine della Genesi quindi si svolge la tragedia (da tragodìa, "è etimo gioia"): esiste un limite e questo limite è imposto alla trascendenza fatta carne. Se l'uomo vuole mantenere l'essenza del Padre non deve conoscere il bene o il male. Successivamente qualcuno dirà che "homo sum, nihil humanum me alienum puto": probabilmente all'epoca il germe di questa idea era ben radicato in quella curiosa forma di altro dal Padre che la frittata fu fatta. Il principio violato e l'uomo e la donna condannati al Mondo.
Quando si parla di una teologia della colpa probabilmente la si basa proprio qui, nella Genesi, e, in tutta franchezza non è neppure una grande novità, storicamente parlando. Quella paura che l'uomo prova per il mondo impone che l'uomo s'interroghi sulla propria adeguatezza e, trovando tutto ciò che ignora e che non controlla si pone il problema della propria contra-apposizione al mondo e per dirimere questo dramma, non potendo cambiare il mondo, modifica la propria concezione di sè, relegandosi ad una parte subordinata e non coordinata, nella colpa, appunto.
Dico che la colpa non è una novità in quanto è ritrovabile altrove nella cultura indoeuropea: ad esempio nell'ùbris greca nonostante se vogliamo susseguente al testo citato. In quel caso la colpa era la sfida alla divinità. La sua radicalizzazione è una colpa permanente che grava sull'uomo e che potrà essere lavata esclusivamente da Colui che l'ha additata quando l'Uomo si rincontrerà con il Padre. E qui, se l'uomo ha colpa allora Dio conosce la Vendetta. Vedi a far teoremi?
La comunanza nella colpa e la diversità nella creazione sono due bestie indomabili. La diversità dell'uomo e la donna è Platonicamente superata nella sintesi del Matrimonio che deve portare alla creazione come condanna o scelta di superamento dell'imperfezione dei singoli. Ecco qui per quale motivo oltre che essere un delitto contro la vita, l'aborto assurge a delitto contro Dio per i Cristiani. E' la perseveranza ed estremizzazione del peccato originale. L'ammissione della mancata identità che l'uomo scopre con la propria corporalità, come nel caso della transessualità, diventa quindi un problema conciliabile esclusivamente nella patologia. E poi l'omosessualità, quell'elemento che nell'antropologia dei tre monoteismi non compare neppure, ragionevole solo con un atto deliberato, una scelta appunto, contro natura (qui ci vuole l'osservazione della pericolosità della parola Natura. La natura potrebbe fare pensare all'identità con il Padre, ma lo renderebbe immanente, mentre la teologia Cristiana lo pone trascendente. Più correttamente l'omosessualità non è contro Natura per il Cristianesimo, è contro il Padre dato che un paragone con la Natura sarebbe semplicemnete inappropriata).
Di fronte a cotanta teoria (anche qui: etimologicamente teoria ha la radice del "vedere". Bisognerebbe ricordarsene che le teorie fanno "vedere meglio" prima di pronunciarle!) l'atteggiamento dell'uomo libero impone di prendere una posizione. Il mio professore di Teologia diceva che uno dei modi per scoprire l'esistenza di Dio era quello di paragonare la sua parola a sè e scoprirne l'adeguatezza e la necessità. Come può un omosessuale sentire l'adeguatezza di questa interpretazione della Parola? Ma ancora peggio: come può un uomo, se questo è un uomo, decidere di vivere nello stigma di una colpa di un Dio che non è Amore ma Vendetta?
Traete le vostre conseguenze, e se potete e volete leggete direttamente le scritture. Vedrete che nel vecchio testamento, che è quello dove si colloca la Genesi la donna ha un valore inferiore alle pecore, che Profeti non hanno esistato a dare la propria donna per il sollazzo di altri (ed i comandamenti? come nel film di Brooks forse le tavole s'eran rotte). Così non sarò il solo a trasalire quando si utilizza strumentalmente una religione per propaganda, omettendo dei pezzi, stravolgendone altri con il solo gusto di una egoistica imposizione del sè.
Vergogna!