Che l'acqua scorra copiosa
Sto lasciando l'acqua della doccia scorrere. Forse da un'ora, non ho idea.
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Mi tranquillizza lo scroscio...
...riesce un po' a scalzare i pensieri incessanti che navigano nella mia mente....
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Dovrei lavarmi, vestirmi ed uscire ma non ne ho particolarmente voglia.
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Vorrei accendere la musica e riempire le orecchie di quella.
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Rido pensando a quante parole conosco che derivano dalla radice di stare.
Sorrido pensando a quanto è curiosa la vita che ti mette davanti a situazioni inaspettate. Una dichiarazione di affetto, una persona del passato che ripiomba nella mia esistenza completamente mutata. "Uno della lista" come direbbe qualcuno che è stato depennato. "Ti dico no perchè mi voglio bene" e non è nè colpa tua nè mia, sono semplicemente così le cose e no: non aspettarmi perchè vado in bagno a lavarmi la faccia ed il tuo odore. E sì, mi piace, ma è meglio così, e scelgo per me e per te. Dopodomani vedo il mio uomo, Alessandro, il mio marinaio, e ci incontriamo al porto. E sarà breve, qualche minuto ed arrivederci alla prossima ed un sorriso. Proprio con lui che mi conosce meglio di chiunque altro e di me stesso. Ed i pensieri scorrono ma senza scroscio. E come al solito mi chiedo se ci sarà qualche notizia, se prima o poi i tartari dal deserto arriveranno e sorveglio il fortino.
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........................................................................ e sogno.
Difficili discorsi
I discorsi di questi giorni mi stanno lasciando con un profondissimo amaro in bocca. Ed oltre l’amaro si mescola anche un senso enorme di smarrimento. Lella Costa ha giocato, giustamente, con Lilo e Stich (della Disney, un noto ente sovversivo dice lei), dicendo che “la famiglia è dove non ti abbandonano”.
All’Università ti dovrebbero insegnare quanto e cosa ne sappiamo del cosidetto Ciclo di Vita: dal concepimento, alla nascita, la prima età, l’infanzia, l’adolescenza, la vita adulta, la vecchiaia. Eppure molti concetti sono ancora larvali, dati come fatti. Studiamo quello che è, e non ci si chiede più di tanto perchè è. Paragoniamo prassi cercando di estrapolare le regole, in modo da poter identificare nettamente quella che è la devianza, il discostarsi in modo statisticamente significativo dal comportamento, non tanto accettato, bensì utilizzato dal gruppo.
A volte tracciamo linee nette tra eventi, come se una linea diventasse un trampolino di lancio verso il futuro, e tentiamo di predire come gli eventi del passato determinino gli atteggiamenti o ancora di più, la sorte di una persona nel futuro.
Quando presi in mano il libro della Camaioni, mi lessi la prefazione, e scoppiai a piangere: “In definitiva, ritengo importante rendere il lettore consapevole degli stretti rapporti che collegano le conoscenze sullo sviluppo agli interventi psicologici sui bambini e gli adolescenti, e del fatto che la psicologia dello sviluppo non è soltanto una scienza astratta ma ha anche a che fare con come si allevano I bambini e ci si prende cura di loro (…) le osservazioni sui bambini sono state usate da molti scienziati come una tela sulla quale dipingere la loro personale interpretazione dell’origine della natura umana”.
Rimasi atterrito perchè in pochissime parole aveva sovvertito un mio preconcetto e mi aveva fatto riflettere sul fatto che una delle cose più complesse e difficili è riuscire ad avere un metro oggettivo, quando l’oggetto del tuo studio è l’essere umano, ed ancora di più, sulla tentazione subdola di avvalersi del momento dello sviluppo, per infarcirlo di propri preconcetti adulti, forse per vivere meglio o per ricollocare il proprio vissuto.
Le parole d’ordine oggi sono la famiglia, la coppia, l’amore adulto, la pedofilia, le sette e discorsi che, nonostante tipicamente umani, per me sono difficili da affrontare.
Mi sembra che tutti vogliano andare sui concetti utilizzando una mannaia: o di qua o di là. La famiglia è eterosessuale e basta. Due uomini o due donne non fanno una famiglia perchè non s’inseriscono nel ciclo che la maggior parte delle persone nel mondo occidentale compiono.
Poi vai a guardare e trovi in giro per il mondo altri cicli, probabilmente non meno validi, in cui il bimbo ha tante madri che lo allevano, addirittura al punto in cui quando una madre parla al bambino, lo tiene davanti a sé e dialoga con lui di spalle.
Cerco di fare agire un preconcetto quando mi dico che è giusto che uno Stato possieda una propria visione di ciclo di vita e che tenti di tutelarlo, in quanto le Leggi di cui si è dotato servono al bene comune. Eppure in una società che si sta modificando, mi rendo conto che è vitale cercare la mediazione tra la prassi di secoli e le prassi secolari degli altri con cui siamo a confronto, sperando che nella sintesi delle culture non vada perso qualcosa di importante.
Credo siamo una società mutilata. Mutilata proprio nella cultura e nella capacità di costruire mappe e cammini in una realtà che cambia molto velocemente rispetto i cambiamenti lenti cui il nostro popolo era abituato. E di fronte al cambiamento ci troviamo smarriti, e come i genitori dei bambini in Lazio, tentiamo di trovare una spiegazione a qualcosa che non capiamo, che non conosciamo e che nessuno intorno a noi vuole spiegare. Io non so che cosa è successo, ma guardo il risultato e mi rendo conto che oggi ci sono famiglie che hanno ancora più bisogno di supporto, quelle dei genitori e quelle delle insegnanti. Ma forse a nessuno interessa aiutarle: fa notizia uno tzunami, non il tentativo di recuperare la normalità e fugare il trauma.
La colpa, se di colpa si può parlare, è nell’aver dato per scontato troppi concetti alla base del nostro vivere comune: il bambino come “buon selvaggio” o come esserino da plasmare e non senziente, l’adulto come predeterminato (ahimé Freud, quanto danno hai fatto coi tuoi slogan!) da esperienze infantili e mostro da adulto. La famiglia come mamma, papà e tanti bambini (tutti legittimi ovviamente). E tutti a mangiare biscotti nella fattoria tra i campi di grano.
Gli altri, negli altri paesi, non credo siano messi meglio. La mescola delle culture non fa altro che acuire la distonia tra quanto abbiamo sempre ritenuto giusto e gli alieni, dato che rischia di non coincidere con quanto altri reputano giusto. Di fronte a tutto questo, abbiamo uomini con gonne e tiara che si ergono a paladini della giustizia rivelata e leggono strali, assolutamente incapaci nè di giustificare la propria posizione, e tantomeno capaci di capire quella altrui.
Forse la signora Costa ha ragione, la Disney è veramente sovversiva: la famiglia è dove non ti abbandonano. Dove un bambino può essere certo che c’è qualcuno che si prende cura di lui ed imparare che un giorno lui si prenderà cura di un altro. Dove un uomo sa che là c’è qualcuno che lo ama, ed un altro adulto che sa non alimentare, ma collocare e fugare le tante paure di cui l’essere umano, lasciato da solo, è capace.
Faccia a Faccia
"In un’epoca dove veniamo bombardati da immagini patinate di florida bellezza, dove il mito dell’eterna giovinezza è a portata di mano grazie a barili di creme e colpi di scalpello, non dovrebbe sorprendere che la nuova generazione di fotografi tenti di ritrarre il volto in modi del tutto inediti.
In questa mostra i curatori William A. Ewing e Nathalie Herschdorfer, annunciano la morte del ritratto convenzionale. Gli artisti presentano i loro nuovi e provocanti ritratti attraverso una vasta gamma di tecniche, comprese quelle dell’elaborazione digitale, del fotoritocco, del fotomontaggio, della ricampionatura delle immagini, utilizzando i trucchi più svariati per schermare e camuffare. Sostituendo la chiarezza con l’ambiguità, la frazione di secondo con l’eterno istante, il realismo con l’iperrealismo, questi fotografi fanno vacillare i concetti di salda identità, di volto inteso come “specchio dell’anima”, di fede nell’assoluta “fedeltà” della fotografia, dell’essenza della bellezza. Per dirla con Ewing, questa ritrattistica nuova ed esaltante, che si incentra su quello che è svelato piuttosto che su quel che è nascosto, è curiosamente più vicina alla ritrattistica del XIX secolo che non a quella del XX. Che si tratti della raccolta di fotografie atipiche dei leader mondiali di Jirí David,dei disarmanti ritratti dei soldati americani di Suzanne Opton o del bellissimo “volto del 2000” di Chris Dorley-Brown, un’immagine composita formata da 2000 volti, tutte queste facce, 100 fotografie originali in tutto, reclamano la nostra attenzione. Esplorando nuove e audaci strategie di rappresentazione, gli artisti presenti in questa mostra propongono al resto del mondo dei visi a volte seducenti, a volte toccanti, altre ancora spaventosi, ma sicuramente mai scontati."
(Live@Forma, www.formafoto.it) Click Here
Bellezas y Desastres
Lachapelle invece al Museo de Arte Latinoamericana de Buenos Aires (MALBA) con Heaven to Hell fino al 21 di Maggio.
p.s. sapete che sta arrivando a Palazzo Reale, vero?