sabato, 31 marzo 2007

"Because it just tastes better"

Qualche anno fa guardavo un programma sulla tv satellitare, che aveva una tavola rotonda a seguito di una serie di scontri a Goteborg in cui finì target la McDonald's. All'epoca, una simpatica signora bionda, direttore marketing della Mc Donald's Italia ed ospite del programma, incalzata dai presenti, concluse la questione con uno slogan "quanto casino per un panino".

Piaciuta od odiata, non si può dire che la Mc Donald's non sia un marchio multinazionale e che, a modo suo, abbia lasciato una traccia all'interno della storia. Solo per citare un esempio, l'Oxford's Dictionary li ha onorati del termine "McJob", per indicare un lavoro sottopagato, temporaneo e che non offre alcuna possibilità di carriera.

Ovviamente tutto questo ha fatto scatenare le ire del responsabile McDonald's Nord Europa, che scrive all'Oxford's Dictionary dicendo che la definizione (!) data dal vocabolario non è corretta in quanto lavorare da McDonald's addirittura è un privilegio (sembra sia stato citato McDonald's come "Best place to work").

Qui in Italia, precisamente a Torino, qualche anno fa si è consumato un fatto strano: una signora cinquantenne, cassiera part time in un punto di vendita della McDonald's viene licenziata.

La ragione del datore di lavoro: la signora ha regalato patate e panino ad un quindicenne extracomunitario che chiedeva la questua, e non ha battuto lo scontrino commettendo un illecito. Un portavoce dell'azienda rincara "è facile fare la carità con i soldi degli altri".

La ragione della signora: ogni dipendente ha il diritto di consumare un pasto alla McDonald's. Quel giorno non avevo fame e non mi sentivo bene. Ho deciso di cedere il mio pasto a quel quindicenne.

Esprimere giudizi è anche fin troppo semplice e probabilmente anche di cattivo gusto, sopratutto dopo aver scoperto che in primo grado un giudice ha respinto il ricorso della signora contro il licenziamento. Ma alla McDonald's non dicevano "quanto casino per un panino"?



postato da: joemi alle ore 10:17 | link | commenti
categorie: biscotti bruciati
venerdì, 30 marzo 2007

Insight

Es ist immer angenehm, über strenge Lösungen einfacher Form zu verfügen


postato da: joemi alle ore 08:24 | link | commenti (2)
categorie: arte
lunedì, 19 marzo 2007

Common people

Passato il weekend. Ileso, per fortuna. Sto cercando di scendere a patti con me stesso e lo sto facendo seguendo forse la strada più dura.

Tutta la settimana scorsa l'ho passata via, sull'isola, cercando di avere a che fare con le persone e risolvendo diversi problemi di lavoro, o meglio, cercando di convincere le persone a darmi tempo per discutere e trovare le soluzioni.

Le mie sensazioni non mi hanno tradito: uomo numero n, conosciuto, con cui non ho voluto scopare alla prima uscita, che mi ha fatto l'interrogatorio e con cui ho parlato. Uomo numero n con cui si sono fatti discorsi importanti, dalla ratifica delle unioni gay all'adozione.

- "Come fai ad essere favorevole alle adozioni gay? Non vedi quanti là fuori sono persone totalmente inaffidabili? Non sono fedeli, scopano con chiunque a rischio d'ammalarsi e passarla al loro compagno"
- "Vedi, hai racchiuso in un concetto l'essenza della discriminazione: formulare giudizi in base ai preconcetti. Sarò presuntuoso, ma credo che se io fossi un padre tenterei di essere il padre migliore che esiste. Io non sono perfetto, anzi. E credo che nel mucchio ci siano persone migliori e peggiori di me. E cerco d'affermare un principio che valga per tutti"

E così sapevi già che avresti archiviato in poche ore l'uomo numero n.

E così a ruota libera inizi come al solito a raccontare di te, delle tue cose, notando che spesso è frustrante essere mollati lì al bar con la scusa 'aspetta un attimo, prendo le chiavi della macchina ed arrivo' e resti qualche cinque minuti di rito per poi girare i tacchi come al solito e notare che quel 'carino' era riferito ad una persona che vive solo nella testa dell'altro, ma non sei tu.

Gli amici s'affollano a dirti di lasciar stare e fregartene ed alla fine sei tu stesso a convincerti che forse hanno ragione, e che non ne vale la pena. E' una strana situazione di stallo in cui sei costretto a rapportarti con gli altri anche quando non vuoi e ti rendi conto che è inumano pensare che parte del tuo benessere non passi anche attraverso un sorriso di un'altra persona.

Mi sono svegliato abbracciato al mio ex fidanzato con cui ho convissuto per un po': aveva vegliato su di me nel sonno.

Ho deciso che questa volta metto seriamente mano alla teoria delle stringhe ed arrivederci. Almeno per un po' troverò qualcosa che posso comprendere. L'animo umano forse, veramente, non lo voglio più conoscere.


postato da: joemi alle ore 09:14 | link | commenti (4)
categorie: biscotti bruciati, i giorni dopo, lasciatemistare
sabato, 10 marzo 2007

Venere in esilio

[attenzione, è uno spoiler per Saturno Contro quindi se non volete leggerne la trama non leggete proprio qui]

L'ho visto: non mi è piaciuto. L'ho visto ieri sera in un cinema, il Gloria, stracolmo di finocchi.

Sono tante le ragioni per cui il film non mi è piaciuto: credo che la trama sia debole. Situazione perfetta da coppia felice con tanti amici più o meno impiccioni "perchè io di quelli che amo voglio conoscere tutto". Poi arriva un belloccio ed uno pensa che è l'ennesima storia di corna.

Invece le corna ci sono, ma non dei due attori principali che manco sanno limonare, o forse manco ci provano a farlo.

E la storia si snoda, così, tra alti e bassi, ospedali e cene, e cartelloni pubblicitari di uno degli ex datori di lavoro di Ozpetek - e va bene così. Quando una pannocchia ti casca in testa dal nulla va bene anche così.

E tutto il film mi ha lasciato in bocca un sapore dolciastro, come il minias quando te ne butti qualche goccia sotto la lingua, ma di quel minias da banco, il generico, non quello vero.

Una delle peggiori lezioni che credo uno impari nella vita è quando ti trovi ad avere a che fare con la fine. Quando un dottore ti chiama e ti dice che chi ami non c'è più, o quando in vita quel di cui loro parlano sei tu.

"Si prenda cura di sè, la parte più dura è quella di chi resta", ed è strano, forse è vero, o per lo meno a me è capitato, hai bisogno di stare solo, in compagnia di te stesso. Hai bisogno di accompagnare i tuoi morti al cimitero, piangerli e piangerti e ti ritrovi aggrappato alla vita con le unghia e non ti va di ucciderti perchè l'hanno già fatto. Il punto è che, anche quando ti svegli la mattina, ti metti i pantaloni ed una giacca di pelle, sali in cima allo strapiombo e lo guardi, non torni indietro per i tuoi amici. Non ti butti per te stesso, non ti butti perchè basta dolore, non ti butti perchè sai che quell'addio che hai dato poco prima è per sempre.

Torni indietro, guardi gli amici, prendi il caffè: magari giochi con loro - ma quell'addio è per sempre, anche da loro.



postato da: joemi alle ore 09:20 | link | commenti (2)
categorie: cinema
venerdì, 02 marzo 2007

Segni di vita non identificata

Ornella, la mia nuova pianta svetta trionfante in salotto.
Domani è il compleanno di mia nonna.
I ragazzi hanno ottenuto il dottorato e sono decisamente contento.
Gli aerei di AirOne sono sempre più piccoli (e quelli di Meridiana sempre in ritardo)
Riesco a chiamare gli amici solo dopo due settimane (ma una segretaria?)

Dovrei essere stanco, ma anche qui, chi se ne fotte.
A bien tot.

postato da: joemi alle ore 21:16 | link | commenti
categorie: biscotti bruciati