"Buon giorno, volevo informarla che ai sensi della legge xy tal dei tali Lei è stato scelto quale membro della commissione valutatrice dei dottorandi di quest'anno."
No, non dite nulla: sono una decina con lavori che spaziano dalle macchine a fusione termonucleare a problemi di ricerca operativa. I "miei" in telecomunicazioni sono solo un paio.
Posso dire che mi sento inadatto?
(a questa rimostranza fatta alla professoressa che mi ha nominato, mi è stato risposto che è troppo tardi: le nomine del Magnifico non si revocano)
Okay: ho un carattere di merda. Oramai questa è una cosa appurata. Ma sono stanco. Sono stanco di pagare io l'amore e tutte le pene. Stasera l'ho fatto un'altra volta. L'ho mandato via.
L'ho mandato via prima di potermici affezionare, con una scusa così, banale e sciocca. L'ho mandato via prima che potesse ferirmi ancora peggio, prima che stravolgessi le mie abitudini, prima di innamorarmi.
Anche questo è andato via. Mentre il bollito era sul fuoco, mentre io ero in doccia.
Alcuni di noi quando si difendono lo fanno in modo strano: c'è chi idolatra un ideale ovviamente irraggiungibile e trova il proprio freno prima dell'atto - dell'atto di innamorarsi intendo. Ci sono altri come me credo, che invece resistono passivamente ad una nuova presenza nella propria vita, decidendo di accettare poco a poco di riaprirsi e sapendo bene che, alla prima carezza sbagliata, sono pronti a scappare via azzannando indietro la propria vita.
No, no: io non sono disposto a sopportare i tuoi scleri. Non sono disposto a sopportare le tue insicurezze, non sono disposto a pagare quello che dovresti fare pagare a te stesso o a quelli che sono venuti prima di me. Tu forse o non capisci o non senti che già accettarti tra le mie cose, nei miei spazi per me è una violenza. E lo faccio solo perchè in cuor mio sento che senza qualcuno affianco sono la metà dell'uomo che potrei essere.
E nonostante le paure, nonostante la voglia di scappare via, tengo la lingua a freno e cerco di stabilire una tranquilla normalità. Ma neanche questo ti va bene. E mi sento come al solito all'angolo, e mi sento travolto dai tuoi cambi di umore e non capisco che cosa c'è che non funziona.
Fino quando, davanti alla solita pentola fumante della minestra riscaldata o cerchi di farmi sentire in colpa per senzazioni tue di cui io non sono responsabile, oppure ti trinceri in un mutismo ignobile.
Mi sono messo in gioco ma ho la mia dignità. E probabilmente sarei un uomo a metà anche se stessi con te o forse lo sono di già.