Voluptas - playing "Poney, Vitalic"
L'impatto col mondo del lavoro ha il sapore di una mattonata violenta contro le gengige. Che non sanguinano, neppure. Ieri sera per placarmi ho cucinato la pasta colla peperonata - sono andato a dormire relativamente presto e questa mattina sono tutto bello pimpante e già piuttosto colmo di caffeina che mi gira nelle vene.
Ieri era il compleanno della mia ex, Monica, ed ho pensato bene di ricordarmelo, rivedere davanti a me il suo viso, conteplare l'idea che la sardegna non fa per me, cancellare il suo numero dal mio cellulare e quindi decidere di dimenticarmi di lei. Se mi capiterà di parlarne la chiamero Mario: meno imbarazzi, meno problemi da spiegare e anche qui così sia.
Mi sto avventurando nei meandri della musica elettronica guidato da una persona che di queste cose ne sa: non cambierò mai. Ai tempi di Eros mi sono appassionato di automobilismo. Ora gongolo quando, dopo aver ascoltato lo stesso pezzo svariate ore mi rendo conto del tipo di suono sintetico che il tipo ha prodotto e probabilmente immagino anche come. Ho scoperto che il mio cervello è capace di fare la trasformata di Fourier in modo completamente automatico e quindi via a scoprire le armoniche, a generare quei bizzarri diagrammi di iTunes col cervello e guardarli beato coll'immaginazione.
Credo che l'arte in genere sia un delizioso modo di essere autistici. Massì, stacca il jack dalla realtà, sei solo tu. Tu con in pennelli, tu con le chine, tu con un synth virtuale, tu con l'iPod in tram. La musica elettronica sembra essere quel rifugio simpatico dove i mattoncini del lego diventano effetti, generatori, riverberi, che patchi, unisci fra di loro in catena e con una piccola tastiera t'inventi un mondo in cui l'heartbeat del suono batte il cuore e il distorto del pensiero.
Entra nel mondo di Ellis, entra nella mentalità non del personaggio ma sua. Ed appassionati. Potresti essere tu.
Fa paura, vero?
"Il vero mistero è che non capiremo mai che cosa ha portato le vergini della famiglia Lisbon al suicidio".
Ma quanto fa paura?
- "E' francese"
- "Non l'avrei mai detto. Belga forse. Ma francese no..."
- "Belga?", disse il Deejay con aria di scherno
- "Sì, belga...", rispose il ragazzo di fianco a lui in macchina. Indossava un paio di pantaloni in jeans stretch di Energie di sei collezioni fa, uno stivale dolce e gabbana probabilmente comperato ai saldi dell'ultima stagione ed una giacca di una tuta vintage anni 70 bordeaux con i risvolti bianco ghiaccio sulla manica sinistra al polso e sopra il gomito.
"Io ho vissuto in Belgio. Conosco la loro musica, il sound e le atmosfere che si evocano nell'aria di Brussels durante l'inverno, mentre sfrecci su una Alfa Romeo per Avenue Luise e tutto intorno a te è ovattato, finto come in un quadro fiammingo. Io ho vissuto in Belgio, capisci? Il paese delle cozze con la panna. Questo è Mertens, è una citazione. Non lo senti? ...Io ci ho vissuto..."
"Apri veloce internet, cercalo. Scopri
chi è, dove vive, che cosa pensa nelle pieghe di quello che gli altri scrivono per lui. No, no... non gli altri. Di quello che lui ha scritto di sè e gli altri hanno corretto... ma corretto poi non tanto..."
"Ecco, ecco il Belgio, lo sapevo, me lo sentivo...
Beati neuroni mirror.
Ancora di salvezza."
Sms: "morto: sono sul sito. New Beat belga e Wim Mertens.". "Urge che porti la mia valigia di CD per ascolto con te e
lui."
"Chissà se è buono con le fave ed il chianti".