domenica, 26 febbraio 2006

Dancing like a fool

Sono giorni che penso a quello che le persone intorno a me mi dicono: c'è chi mi ha suggerito che sto trasformando casa mia in una sorta di mausoleo con quadri ed arte non per prendermi cura di me, ma per fuggire da quanti mi possano far male.

E' passato un mese, tre giorni e dieci ore e venticinque minuti e sono ancora qui: diversa, stanca, assonnata, a volte infebbrata, indolente, insolente... sì, insomma, sembra nonostante tutto la solita me stessa con cui sono a mio agio.

Ho ricominciato, sperimentato - ho deciso di mettere piede fuori dal guscio e ieri sera ho rivisto i suoi occhi. Erano di sfida, di idiozia, di cattiveria - l'ho fermato. L'ho salutato e gli ho chiesto come stesse. Lui chiaramente non può immaginare tutto quello che è successo in questo mese.

L'ho lasciato andare senza dirgli nulla.
Ed è scappato.
Ma io sto seguendo i miei tempi, non i suoi.
E non sarà vendetta, ma giustizia.

Ho guardato, scrutato i visi di quanti affollavano il posto - alcuni felici altri affaccendati a mostrarsi, preoccupati di trovare la formula chimica per sentirli vivi.

Ai margini del branco altri volti, altre situazioni. Altri uomini che conosco e con cui avevo parlato milioni di volte di tutto questo che non si avvicinano e non si fanno avvicinare.

Perchè comportarsi bene?
Per chi volersi bene?
Perchè fare del male scientemente?
Perchè?

Non voglio più che le persone mi chiedano -perchè-.
Non ho risposte, non le ho mai avute e non le cerco.
Tutte le risposte che ho trovato sul mio cammino sono tutte, a vario grado, sbagliate.


Ma non smetterò mai finchè campo di pormi domande.
E mi so rendere conto delle domande sbagliate.
Di stili di vita sbagliati.
E della gente sbagliata.


postato da: joemi alle ore 19:40 | link | commenti
categorie: biscotti bruciati, nellintimità, i giorni dopo
sabato, 25 febbraio 2006

La donna cannone

Francesco De Gregori

(1983)

Butterò questo mio enorme cuore
tra le stelle un giorno giuro che lo farò
e oltre l'azzurro della tenda
nell'azzurro io volerò
quando la donna cannone
d'oro e d'argento diventerà
senza passare per la stazione
l'ultimo treno prenderà
in faccia ai maligni e ai superbi
il mio nome scintillerà
dalle porte della notte
il giorno si bloccherà
un applauso del pubblico pagante
lo sottolineerà
dalla bocca del cannone
una canzone esploderà

E con le mani amore
per le mani ti prenderò
e senza dire parole
nel mio cuore ti porterò
e non avrò paura
se non sarò bella come dici tu
e voleremo in cielo
in carne ed ossa
non torneremo più

E senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete
voleremo via

Così la donna cannone
quell'enorme mistero volò
tutta sola verso un cielo nero
nero s'incamminò
tutti chiusero gli occhi
l'attimo esatto in cui sparì
altri giurarono spergiurarono
che non erano mai stati li

E con le mani amore
per le mani ti prenderò
e senza dire parole
nel mio cuore ti porterò
e non avrò paura
se non sarò bella come vuoi tu
e voleremo in cielo
in carne ed ossa
non torneremo più
e senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete
voleremo via...



postato da: joemi alle ore 08:45 | link | commenti
categorie: guanti bianchi, nellintimità
giovedì, 23 febbraio 2006

Void

Ho iniziato la settimana viaggiando. Ero sull'isola.

Il fatto che io mi senta cambiata suscita negli altri domande. Ed io mi sto incasinando colle bugie, ma d'altro canto non posso farne proprio a meno (no, voi non potete aiutarmi di certo).

E' bello trovarsi comunque in un posto dove le persone ti considerano di casa. Un po' come la cugina stronza che vive nella grande città, che è lì per fare un lavoro antipatico, ma che in fin dei conti stimano e cui forse vogliono anche bene. Massì, tanto tu non fai parte dei giochi di potere, hai quella maledetta attitudine alla disponibilità ("vedi, tu sei una incontinente. Ne sai e te ne freghi nel mettere a disposizione agli altri quel che sai, quindi non ti lamentare di quel che susciti negli altri, nel bene e nel male").

Particelle, grammi e tonnellate di parole e frasi vengono prese, filtrate, accomodate, rimurginate perchè ti devi difendere (de-fendo, mi tolgo dalla traiettoria del fendente). Ecco in che cosa sei diversa, hai ricominciato la battaglia per te stessa ("hai mai pensato che tutto questo è stato necessario al tuo rito di autocastrazione?" - "ora mi sento a mio agio a dirti quel che penso, prima non lo facevo" - "beh trova una via di mezzo tra il comportarti come un'ipocrita o come una stronza per favore.").

Quanto avevi criticato quelle posizioni di Lewin quando si scaglia contro Freud lamentandogli che il tempo passato proprio perchè non più presente non determina ma al massimo suggerisce.

"Tu ti sei meritata tutto quello che ti è successo e forse ti meriti anche di peggio. Persone come te meritano di tutto"

Sì: passato, ...basta. Basta... E' passato... Basta: le persone possono cambiare. Le persone devono cambiare...

Le persone mi hanno dimostrato che possono cambiare.

In meglio. Ed in peggio.


postato da: joemi alle ore 06:58 | link | commenti (7)
categorie: nellintimità, i giorni dopo
domenica, 19 febbraio 2006

Me, myself and I

Curioso... ieri sera sono andata a cena con un'amica che non vedevo da molti mesi.
Abbiamo mangiato fish&chips (mamma che buone!)...
Poi sono tornata a casa, messa a letto ed oggi coccolata tutto il giorno :)
Ahhhh... che piacere!
Bacini!



postato da: joemi alle ore 18:35 | link | commenti
categorie: favola
martedì, 14 febbraio 2006

Amor ch'a nullo amato amar perdona

Demetra, figlia di Crono e di Rea era la madre di Persefone(Core), avuta dal fratello Zeus. 

Un giorno Persefone, mentre coglieva dei fiori con altre compagne si allontanò dal gruppo e all'improvviso la terra si aprì e dal profondo degli abissi apparve Ade, dio dell'oltretomba e signore dei morti che la rapiva perchè da tempo innamorato di lei. Il rapimento si era compiuto grazie al volere di Zeus che aveva dato il suo consenso ad Ade per compiere la violenta azione amorosa.
Demetra, accortasi che Persefone era scomparsa, per nove giorni corse per tutto il mondo alla ricerca della figlia sino alle più remote regioni della terra. Ma per quanto cercasse, non riusciva ne a trovarla, ne ad avere notizie del suo rapimento. 

All'alba del decimo giorno venne in suo aiuto Ecate, che aveva udito le urla disperate della fanciulla mentre veniva rapita ma non aveva fatto in tempo a vedere il volto del rapitore, che suggerì a Demetra di chiedere ad Elios, il Sole. E così fu. Questi disse a Demetra che a rapire la figlia era stato Ade. 
Inutile descrivere la rabbia e l'angoscia di Demetra, tradita dalla sua stessa famiglia di olimpici. Demetra abbandonò l'Olimpo e per vendicarsi, decise che la terra non avrebbe più dato frutti ai mortali così la razza umana si sarebbe estinta nella carestia. In questo modo gli dei non avrebbero più potuto ricevere i sacrifici votivi degli uomini di cui erano tanto orgogliosi.

Si mise quindi la dea a vagare per il mondo per cercare di soffocare la sua disperazione, sorda ai lamenti degli dei e dei mortali che già assaporavano l'amaro gusto della carestia. 

Il suo pellegrinaggio la portò ad Eleusi, in Attica, sotto le spoglie di una vecchia, dove regnava il re Celeo con la sua sposa Metanira. Demetra fu accolta benevolmente nella loro casa e divenne la nutrice del figlio del re, Demofonte.

Col tempo Demetra si affezionò al fanciullo che faceva crescere come un dio, nutrendolo, all'insaputa dei genitori, con la divina ambrosia, il nettare degli dei. Attraverso Demofonte la dea riusciva in questo modo a saziare il suo istinto materno, soffocando il dolore per la perduta figlia. Decise anche di donare a Demofonte l'immortalità e di renderlo pertanto simile ad un dio ma, mentre era intenta a compiere i riti necessari, fu scoperta da Metanira, la madre di Demofonte. A quel punto Demetra, abbandonò le vesti di vecchia e si manifestò in tutta la sua divinità facendo risplendere la reggia della sua luce divina. 

Delusa dai mortali che non avevano gradito il dono che voleva fare a Demofonte, si rifugiò presso sulla sommità del monte Callicoro dove gli stessi Eleusini gli avevano nel frattempo edificato un tempio.
Il dolore per la scomparsa della figlia, adesso che non c'era più Demofonte a distrarla, ricominciò a farsi sentire più forte che mai e a nulla valevano le suppliche dei mortali che nel frattempo venivano decimanti dalla carestia. 

Alla fine Zeus, costretto a cedere alle suppliche dei mortali e degli stessi dei, inviò Ermes, il messaggero degli dei, nell'oltretomba da Ade, per ordinargli di rendere Persefone alla madre. Ade, inaspettatamente, non recriminò alla decisione di Zeus ma anzi esortò Persefone a fare ritorno dalla madre. L'inganno era in agguato. Infatti Ade, prima che la sua dolce sposa salisse sul cocchio di Ermes, fece mangiare a Persefone un seme di melograno, compiendo in questo modo il prodigio che le avrebbe impedito di rimanere per sempre nel regno della luce.

Grande fu la commozione di Demetra quando rivide la figlia ed in quello stesso istante, la terrà ritornò fertile ed il mondo riprese a godere dei suoi doni.

Solo più tardi Demetra scoprì l'inganno teso da Ade: avendo Persefone mangiato il seme di melograno nel regno dei morti, era costretta a farvi ritorno, ogni anno, per un lungo periodo. Questo infatti era
il volere di Zeus. 

Fu così allora che Demetra decretò che nei sei mesi che Persefone fosse stata nel regno dei morti, nel mondo sarebbe calato il freddo e la natura si sarebbe addormentata, dando origine all'autunno e all'inverno, mentre nei restanti sei mesi la terra sarebbe rifiorita, dando origine alla primavera e all'estate


(da http://www.selinunte.net/mito_demetra_core.htm , qui è citato perchè scritto veramente bene!)


postato da: joemi alle ore 22:11 | link | commenti
categorie: nellintimità, i giorni dopo