martedì, 31 gennaio 2006

Ri-Cominciare

E' inutile: io con Matte mi ci scanno - o meglio, con Matte mi ci scanno tanto quanto mi scanno con qualcuno che rappresenta per me il mio nucleo, i miei affetti. Mi scanno d'altro canto anche con lui e con lei e col Sardo (per non parlare del Vicino e di un paio di altri).

In questi giorni sono intrattabile, lo so, me ne rendo conto: sto spesso accampando scuse banali per radicalizzare le mie posizioni e mi sto ergendo, come una gran stronza, dalla mia 'turris eburnea' per sputare sentenze su tutto e su tutti. Sto ricostruendo d'altro canto il mio mondo e non so ancora che forma stia prendendo.

Ho iniziato un viaggio al centro di me stessa dopo aver avuto il coraggio di sciogliere i serpenti che nel medaglione custodivano la fonte della vita, sto procedendo in una direzione sconosciuta.

Ho deciso di fare traccia di quello che ho dentro e anche spinta dall'entusiasmo di Matte (è un bravo artista che sta finendo la sua formazione qui a Brera), sto cercando di rifare pace con le mie mani ed i pennelli. Matte mi sta pazientemente insegnando le tecniche che ama e da anche a me un po' di quell'amore che mette nei suoi lavori con la pazienza di ascoltarmi e di starmi vicino.

'Gio', ti ricordi quel che diceva Leonardo sullo sfondo? Quanto più lo sfondo è scuro tanto più mette in risalto'. Già: siamo nella città dove ha vissuto colui che dipinse quella meravigliosa pergola nella Sala delle Assi perchè, la leggenda dice, la Duchessa non poteva più accedere al parco per il suo precario stato di salute.

Questo è il primo della serie.

Primo(Primo, Aqualine magenta e China nera, 01/30/06 pgal)




postato da: joemi alle ore 07:29 | link | commenti (5)
categorie: nellintimità, i giorni dopo
domenica, 29 gennaio 2006

Orgoglio e pregiudizio

Altro libro altro film. Ma questa volta si deve riandare a pescare indietro la superba Jane Austen che pubblicò, nel 1813 (quasi duecento anni fa!) un meraviglioso romanzo. Il romanzo ha avuto vicende incerte fino alla sua pubblicazione: infatti è nato dalle ceneri di un precedente scritto, ed incredibilmente ha una sua consistenza fenomenale.

Con una trama densa, era più che ovvio che la storia sia stata utilizzata, addirittura più volte, al cinema. I giudizi nel corso degli anni sul capolavoro della Austen si sono ovviamente modificati. C'è chi lo vede come capolavoro del femminismo, altri che lo vedono come sguardo disincantato e dissacrante sui costumi dell'epoca. Non ho la minima intenzione di fare un resoconto del mio pensiero sull'autrice, ma noto comunque che il suo romanzo mi ha fatto scendere non poche lacrime.

Venerdì prossimo ci sarà il lancio nelle sale italiane dell'ultimo make. Staremo a vedere!

I siti ufficiali sono qui e qui.

Quotes (da Internet Movies Database):

Mr. Darcy: Miss Elizabeth. I have struggled in vain and I can bear it no longer. These past months have been a torment. I came to Rosings with the single object of seeing you... I had to see you. I have fought against my better judgment, my family's expectations, the inferiority of your birth by rank and circumstance. All these things I am willing to put aside and ask you to end my agony.
Elizabeth Bennet: I don't understand.
Mr. Darcy: I love you.

Mr. Darcy: Elisabeth. Ho sofferto vanamente e non lo sopporto più. Questi ultimi mesi sono stati per me un tormento. Sono giunto a Rosings con l'unico obiettivo di vedervi... Vi dovevo vedere. Ho combattuto contro i miei giudizi più saldi, le aspettative della mia famiglia, l'inferiorità del vostro rango per nascita e le circostanze. Ho desiderio di abbandonare tutto questo e vi devo chiedere di porre fine alla mia agonia.
Elisabeth Bennet: Non capisco.
Mr. Darcy: Io vi amo.

(ovviamente la traduzione è mia, e me ne assumo volentieri oneri ed onori)


postato da: joemi alle ore 08:57 | link | commenti (2)
categorie: cinema
sabato, 28 gennaio 2006

La ricetta delle coccole

Prendi un pomeriggio freddo di Milano
e riempilo col sorriso chi ti ha amato
poi fai una passeggiata sotto casa
per goder del cicaleccio e del rumore

Scambia delle parole con una commessa
giusto qualche sostantivo ben curato
ma intrattienila e fatti intrattenere
mentre incarta qualcosa per regalo

Aggiusta il sale dalle lacrime che
chiedon questua nel tardo meriggiare
da' a lei che è madre un sorriso
e quanto per mangiare e vai via


Ricorda il viso di quanti ti sono cari
di quanti ci sono, sono stati e ci saranno
riposa piano ma non t'addormentare

rispetta il tempo per quanto da restare


postato da: joemi alle ore 16:55 | link | commenti (1)
categorie: nellintimità
giovedì, 26 gennaio 2006

La nausée de la vie - Le temps.

Potrei dare milioni di definizioni di tempo.

Il tempo della fisica per esempio, quel tempo che viene usato per contare, come un pallottoliere, la scena degli eventi che viene usato per mettere in relazione variazioni di quantità percettivamente importanti come lo spazio.

Oppure il tempo come quella categoria che ci permette di stabilire una linearità tra gli eventi che succedono, quel prima e quel dopo dell'anima che ci fa sospirare per emozioni vissute, o per emozioni che vorremmo vivere.

Quel tempo che risiede principalmente all'interno della nostra mente, che sembra essere conditio sine qua non ci sentiamo saldi, ancorati o cuciti all'interno del tessuto storico, che ci riequilibra, determina i punti fissi, le certezze di cui siamo golosi.

Il tempo fuori da noi ha caratteristiche strane: il tempo è ma non esiste. Il tempo non diventa altro da sé: è immutabilmente identico a sé stesso ed a nient'altro, se non forse quel concetto che abbiamo di Dio.

Rotti i confini dei nostri sensi il tempo invece si trasforma: perde la capacità di essere quantità e perde la sua linearità. Acquista quel valore strano che tecnicamente potrei chiamare coazione a ripetere ed inizia a richiudersi su di sé, ogni volta sempre diverso perchè noi siamo destinati ad essere diversi, migliori.

Esistono confini superati i quali dobbiamo scendere a patti con noi stessi: come in una sorta di Relatività Classica della mente rimettiamo tutto in gioco, riproponiamo il nostro presente e futuro assieme, ci contraiamo e dilatiamo, e dalle cose il significato inizia a scivolare via. Ci veniamo a trovare in uno stato strano, quello del sopravvissuto a noi stessi, al limitare della follia o forse dell'illuminazione finale.

Il tempo dell'anima può arrestarsi, congelarsi a quattro giorni fa, farti vedere il mondo come attraverso uno specchio, perchè tu se via, sei altrove, ti sei dovuto salvare da quel presente che ha decretato la certezza della tua fine. Per alcuni il tempo può finire prima di morire ed è qui che avverti quella nausea che viene dal profondo del tuo essere, come un barbone ubriaco che vomita in un angolo di rive gauche.

Quando chiudi la porta del tempo riesci a scendere al centro di te ed apri la porta dell'anima: e proprio lì che trovi a tessere le tue tre Parche. Cloto, il tuo Inconscio, che ti guarda stupita, Lachesi, il tuo Io, che scopri con le mani sanguinanti, ed Atropo che non è capace di reggere il tuo sguardo e china la testa. Vorresti chiedere perchè le han permesso di ferirsi: come le due sorelle hanno dimenticato la terza e non hanno interrotto il maledetto gioco.

Smonti il fuso, togli il lacrime dai loro occhi, butti le forbici e inizi a medicare.

Nessun giudizio, nessuna recriminazione: ora solamente riposto e ristoro.

Fin quando serve, fin quando è necessario. Nessuno ti aveva mai insegnato che potevano ferirsi.

Riposo: fin quando serve, e fin quando è necessario.



postato da: joemi alle ore 07:20 | link | commenti
categorie: i giorni dopo
mercoledì, 25 gennaio 2006

Due giorni

Sono passati due giorni, e mi sento ancora spaesata, come quella balena che per sbaglio è finita dentro il Tamigi e ora non sa come uscirne.
Ieri ero a Roma, è ancora bellissima.
Voglio vedere se riesco a trovare un volo per le maldive per una decina di giorni al caldo... Non ho fatto neanche le ferie quest'anno...

Ho intorno a me persone meravigliose... ma non voglio spendere altre parole che sennò mi cola il trucco.


Ora finisco il caffè, le vitamine, faccio la doccia e scappo in ufficio.


postato da: joemi alle ore 08:40 | link | commenti
categorie: nellintimitÃ