domenica, 18 dicembre 2005

Memorie di una Geisha, la mia recensione

Sono andata ieri sera al Bicocca Village a vedere il film: dopo che il mio compagno m’aveva obbligata a vedere Melissa P, questo era il suo modo per sdebitarsi (non gli ho ancora detto che il prossimo sarà “Orgoglio e Pregiudizio” che uscirà nelle sale a gennaio credo).

Ero carica d’aspettative nei confronti del film: d’altro canto forse è normale dopo che quasi seicento pagine d’un libro ti tengono incollata in casa per due giorni consecutivi a leggere senza sosta.

A dire il vero ero piuttosto curiosa di capire come avessero tratto la sceneggiatura da un libro così pieno di eventi: due ore per descrivere una storia di quasi 600 pagine significherebbe riassumere 5 pagine al minuto.

Premetto: il film non m’è piaciuto più di tanto proprio perchè è eccessivamente filologico, mi è sembrato un’enorme trasposizione del testo di Golden sul grande schermo, con troppi eventi troppo fedelmente citati (un particolare su tutti: la scena delle scintille scoccate sulla Geisha prima di uscire di casa che vengono riproposte tre volte tanto quanto sono quelle del libro mi sembra decisamente un leziosismo troppo da filologo). Posso comprendere la scelta anche se non condividerla ovviamente – d’altro canto in un mercato in cui l’inchiostro si spreca sulla presenza di Gong Li che era già apparsa in altri film come attrice inflazionata, la paura mi sembra giustificabile.

Nel testo originale tutto ha una sua economia e ahimè raggiunge una ricchezza di particolari nel momento in cui il tessuto viene lasciato intatto; ma un film che usa come intessitura la trama di un testo scritto rischia d’essere, nella migliore delle ipotesi – un riassunto.

Questa è l’unica vera critica che mi sento di muovere al film: è un treno veloce che si muove in un testo che racchiude almeno sessant’anni di storia giapponese a cavallo della IIa Guerra mondiale, con l’apogeo del quartiere di Gion a Kyoto e la sua disastrosa rovina post-bellica.

La polemica sulle attrici è sciocca ed inutile: sarebbe come dire che il Romeo e Giulietta del ‘68 di Zeffirelli fa schifo perchè ha usato attori anglosassoni e non Italiani, cosa che Zeffirelli fece e per fortuna nessuno, neppure Valerio Sammarco ha il coraggio di una puttanata del genere.

Che dire: andate a vederlo, sopratutto perchè entrerete pensando che le Geishe sono prostitute d’alto borgo ed uscirete pensando che le Geishe sono un tipo d’artista che oggi non c’è quasi più.

E questo basta per fare rivivere un po’ il ricordo d’una forma d’arte, tutta al femminile che nella rappresentazione ufficiale del teatro Kabuki giapponese era totalmente interdetta.

p.s.
E poi: la Geisha tanto del libro quanto del film non esiste – esiste nelle decine di Geishe (ed una sopratutto) che Golden ha intervistato in quanto, cari amici che scrivete recensioni su blasonati giornali, siete dei gran pezzari e sbruffoni: non vi siete neppure accorti di questo piccolo particolare miseri scribacchini.

postato da: joemi alle ore 11:49 | link | commenti (8)
categorie: cinema, biscotti bruciati
sabato, 17 dicembre 2005

Buona Pasqua

Già: perchè quando io mi guardo indietro vedo il futuro.


postato da: joemi alle ore 10:38 | link | commenti (2)
categorie: biscotti bruciati
sabato, 10 dicembre 2005

Memorie di una Geisha

Difficilmente un libro mi ha appassionata più di quanto il romanzo di Arthur Golden ha fatto. E' uscito nel 2000 e decisamente ben tradotto in italiano da Donatella Cerrutti Pini.
La storia si snoda nel libro molto facilmente: diventare una geisha è scelta di altri - e diventare geisha avviene attraverso un'intera vita.

Tra pochissimo ci sarà nelle sale italiane il film tratto dal romanzo: ho cercato e trovato (finalmente!) il trailer sul sito della Sony (la casa produttrice, da cui è presa l'immagine qui sotto). Il cast è impressionante (tra l'altro, Gong Li che fa la parte della 'cattiva'), e le scene racchiuse nel trailer forse ancora di più. Se non erro il 15/12 viene addirittura proiettato in anteprima a Milano, presso il teatro di Armani.

Inutile dire che sicuramente l'andrò a vedere (chiaramente non da Armani, mi spiace tantissimo perchè ci sarà l'autore del libro... ma sicchè, inutile dirlo, sono una poveraccia che in 'certi' giri non c'entra manco per sbaglio).

L'unica nota dolente è la schifosa azione commerciale che è stata fatta sul romanzo: la stampa della Tea costava solo otto euro e cinquanta e sembra attualmente introvabile a Milano. L'altro giorno passavo da Feltrinelli per prendere i primi libri di Natale (già, quest'anno a Natale solo libri a tutti), lo cercavo, e con sommo stupore (ed anche un po' di schifo, ribadisco!) ho scoperto che è disponibile solo in rilegatura rigida, con un prezzo superiore ai diciotto euro (stampato da Longanesi credo).

Vergogna!





postato da: joemi alle ore 10:47 | link | commenti (1)
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